domenica 3 febbraio 2008

Oscar Elías Biscet, Servire la vita.

,"Amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto", ha esortato al termine della preghiera dell'Angelus il Papa Benedetto XVI di fronte a migliaia di fedeli, molti dei quali aderenti al Movimento per la vita.

L’ Italia si è svegliata questa mattina sotto questo richiamo alla riflessione sull'attitudine da assumere da parte delle famiglie di fronte all'aborto.

Approfitto dell’occasione per presentare questo coraggioso cubano che ha fatto della difesa del diritto alla Vita la sua principale bandiera. Considero la libertà di espressione una premessa insostituibile di ogni società che desidera il rispetto altrui. La patria è di tutti, e sarà nella tolleranza e il rispetto alle idee di tutti che dovrà crescere e sviluppare il suo futuro.


Oscar Elías Biscet è nato all’Avana, Cuba, il 20 luglio 1961, nell'ambito di una famiglia cubana di origine umile.
Nel 1985, si è laureato in medicina, specializzato nel campo della medicina interna.

Nel 1986 ha già condotto a termine la sua prima protesta per le lunghe ore senza pagamento che i medici cubani sono forzati ad offrire, ed è stato professionalmente sospeso da un anno dell'Ospedale Nazionale.

Nel 1987, ha iniziato a praticare ed insegnare medicina nell'ospedale ostetrico/Pédiatrico de Hijas de Galicia, alle L’Avana. Per fine degli anni 80, il dott. Biscet ha iniziato con le sue attività civiche manifestandosi contro gli abusi commessi dal regime castrista.

Durante l'anno 1994 gli hanno aperto un espediente dove è stato accusato de "pericolosità" dalle autorità cubane.

Nel 1997, il dott. Biscet ha creato la fondazione Lawton per i diritti umani, un'organizzazione umanitaria considerata illegale dalle autorità cubane, che cerca di promuovere in modo pacifico la difesa dei diritti umani, prendendo come base il primo dei diritti:
-Il Diritto alla Vita, e che sviluppa le sue azioni attraverso tattiche di disobbedienza civile non violente .
Nello stesso anno 1997 il dott. Biscet ha effettuato uno studio sulla pratica del aborto, documentando statistiche non ufficiali sulle tecniche di aborto utilizzate nell'ospedale Hijas de Galicia. Lo studio, che esponeva rivelazioni che rabbrividiscono sull'occupazione del Rivanol come metodo abortito, è intitolato
:
"Rivanol. Un metodo per distruggere la vita". In questo lavoro sono enumerati i metodi abortiti comuni utilizzati nel sistema sanitario e denuncia che la metodologia del Rivanol era conclusa nel caso della nascita del bambino vivo con la mancanza d'assistenza. Il lavoro denuncia anche che questa pratica aberrante era effettuata senza preliminare informazione al paziente di questa possibilità.
Per dirlo chiaramente: il dott. Biscet denuncia che questi bambini erano assassinati dopo essere nati, e che questa era una pratica comune in ospedali nell'isola. "Rivanol: un metodo per distruggere la vita" è stato reso pubblico nell’Aprile 1998 e consegnato al governo cubano, con una lettera a Fidel Castro il 9 giugno 1998, nella quale era denunciato il Sistema Sanitario Cubano per genocidio." Questo studio è stato tradotto in inglese e l'inviato alla Convenzione sui Diritti del bambino, a Ginevra, Svizzera.
Poco in seguito il dott. Biscet fa conoscere un documento intitolato: "Un atteggiamento che riguarda tutti" dove allerta sul problema dell’ aborto a Cuba, e sollecita appoggio soprattutto ai suoi colleghi. Con parole dirette indica: "nelle loro mani c’è il potere di detenere questo genocidio fatto legale, lei può dire no e con il suo appoggio fare cambiare questo procedure erronee nella nostra società". Il documento, come appare nello stesso testo, è stato distribuito ai medici presenti nell'ospedale.
Senza un momento di pausa, con i suoi scopi nobili e con il suo sacrificio illimitato, il 24 febbraio 1998 fa conoscere nell'ospedale in cui lavorava un testo come discorso sollecitando l'attenzione dei suoi colleghi sul rispetto al Diritto al Vita. Cosi c’è altro testo scritto negli stessi termini ed alla stessa data intitolato: "In difesa del Vita". La risposta delle autorità non si è fatta aspettare e nella stessa data nella quale si sono prodotti i fatti, per normativa del lavoro è stato espulso dell'ospedale, situazione che ha fatto conoscere immediatamente in un documento denuncia, il 25 febbraio lo stesso anno."
Nel febbraio 1998, il dott. Biscet è stato ufficialmente espulso del Sistema Sanitario Nazionale e da allora non gli hanno permesso di praticare la propria professione di medico nel proprio paese. Sua moglie Elsa Morejón, laureato infermiere di professione, è disoccupato anche per la sua attività pro diritti umani del suo coniuge ed ha dovuto dipendere dalla carità delle sue amicizie per sopravvivere.
Durante la messa storica del papa Giovanni Paolo II all’Avana nel gennaio 1998, la fondazione Lawton con i diritti umani ha effettuato, tramite manifesti, una richiesta di liberazione di tutti i prigionieri politici. Il dott. Biscet ha fatto un richiamo verbale nelle strade per giustizia nei tribunali dove giudizi arbitrari devono essere effettuati, e ha richiesto la libertà religiosa e la libertà d'espressione in manifestazioni pubbliche.
La fondazione Lawton che presiede il dott. Biscet, con altri gruppi di diritti umani, ha provato a stabilire una scuola di disobbedienza civile non violenta. Queste organizzazione di diritti umani ha inviato lettere attorno al mondo dei medici, a capi religiosi, funzionari dell'ONU, organizzazioni di salute, gruppi di diritti umani e dignitari, sollecitando solidarietà per Cuba. La fondazione Lawton ha effettuato marce pacifiche nei parchi durante l'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento che hanno distribuito a cittadini nelle strade mensilmente, ed ha denunciato abusi di diritti umani all’ Avana in conferenze in cui la stampa internazionale ha assistito.
Il 26 marzo 1999 alla Fondazione Lawton si sono uniti altri attivisti dei diritti umani dichiarando alla stampa internazionale che gli obiettivi seguenti dovrebbero essere raggiunti a Cuba per la via non violenta, considerando la Nazione cubana come una, inclusi anche quelli che risiedono in esilio fuori dell'isola:

1. Tutti i prigionieri politici devono essere liberati
2. Tutti gli articoli che violano i diritti umani dell'uomo devono essere aboliti.
3. La democrazia deve essere ristabilita a Cuba.

Del 7 giugno al 7di luglio 1999, uno degli eventi più significativi che l'opposizione pacifica cubana ha effettuato sotto la direzione della fondazione Lawton. Un gruppo di attivisti con i diritti umani all’Avana, ha iniziato uno sciopero della fame di quaranta giorni ingerendo soltanto liquidi, ad esigere la messa in libertà di tutti i prigionieri politici ed attirare un'attenzione alla violazione dei diritti umani a Cuba. Quest'attività si moltiplicò da parte di tutto il paese e migliaia di Cubani si sono uniti in 54 posti per fare digiuno; i suoi compatrioti in esilio attorno al mondo sono stati uniti al digiuno in solidarietà. Membri della stampa internazionale hanno coperto l'evento e diplomatici stranieri hanno visitato il piccolo appartamento in Tamarindo 34, all’Avana. Il digiuno di Tamarindo 34, come è arrivato a essere conosciuto, tirò fuori dall’ apatia buona parte dell'opposizione pacifica Cubana, dando un esempio di sacrificio alla causa della difesa dei diritti umani a Cuba.
Concludendo il digiuno, 40 giorni dopo cominciato, il dott. Biscet dichiarava la sua opzione con non-violenza affermando che aveva acquisito la capacità di amare i suoi nemici, sostituendo la violenza, la rabbia, la vendetta ed l’ odio con la giustizia ed il perdono. Con una proverbiale frase conclude: "più il cammino dei giusti è come la luce dell'alba, che va aumentando fino a che il giorno sia perfetto". Ed a linea avvicinata indica: "e questa perfezione in libertà emana da dio".
Dopo essere stato protagonista del digiuno, il dott. Biscet è stato oggetto di 26 detenzioni arbitrarie in un periodo di 18 mesi e sottoposto a trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
Il dott. Biscet è stato detenuto il 3 novembre 1999 e trattenuto nella prigione del dipartimento tecnico di ricerche situato nelle strada Cien ed Aldabó, all’Avana. In accordo con il sig. Sergio Hernandez - l'avvocato difensore assegnato dallo Stato - gli archivi mostrano che il dott. Biscet era stato ufficialmente accusato di crimini chiamati :
" disonorare i simboli nazionali", "disordine pubblico," ed "incitazione ad attività punibili" con il quale il Fiscale dello stato della Repubblica di Cuba chiedeva una sentenza di dieci anni.
Due eventi erano in relazione con questi carichi.
Il primo, il 22 febbraio 1999, al dott. Biscet è stato accusato di "condotta inadeguata" per avere organizzato una protesta pacifica pro-vita di fronte all'Ospedale Hijas di Galicia all’Avana quando invece, lui, la signora Migdalia Rosado ed altro attivista pacifico per i diritti umani, lo sono stato selvaggiamente colpiti. Il direttore dell'ospedale, la Dra. Laura Fernàndez, e la Dra. Norma Silva, capo della parte comunista, ha diretto l'attacco condotto da una folla di medici, colleghi del dott. Biscet.
Il secondo incidente, è avvenuto nei giorni prima della Conferenza Iberoamericana all’Avana e il motivo è che si accusa il dott. Biscet dei tre crimini citati precedentemente.
La Fondazione Lawton per i diritti umani ed i numerosi membri di altri gruppi del movimento d'opposizione ha tenuto una conferenza stampa il 28 ottobre 1999 per annunciare una marcia pacifica all’Avana per richiedere con la libertà di tutti i prigionieri politici ed i diritti umani a Cuba. In questa conferenza due bandiere cubane sono stati mostrate in una posizione verticale invertita come segnale di protesta delle violazioni dei diritti umani a Cuba (questi attivisti pro-diritti umani che hanno provato a prendere parte questa marcia sono stati brutalmenti colpiti da folle al servizio del governo e due di loro sono state messi in prigione).
Dopo questi carichi il dott. Biscet è stato condannato a 3 anni di prigione che ha compiuto nella prigione "Cuba si" vicino a Holguín, Oriente, situato nella parte orientale di Cuba, a centinaia di chilometri della sua casa all’Avana, cosa che ha ostacolato la visita de suoi familiari in quelli anni.
Questo medico cubano, dichiarato
prigioniero di coscienza da Amnistia internazionale dal 1999, è un cristiano devoto, favorevole delle filosofie di Gandhi e Martin Luther King, Jr. è stato maltrattato fisicamente e psicologicamente, soffrendo colpi, minacce, umiliazioni, ricatti, intimidazioni, interrogatori ed imprigionamenti in cellule con individui con incapacità mentali e criminali comuni. Varie volte, Sicurezza di Stato ha intentato sottoporre al dott. Biscet ad esami psichiatrici in Mazorra (l'ospedale psichiatrico dell’Avana) e lo ha fatto pressione perché esca da Cuba, a questo il dott. Biscet risposto che “lui non abbandonerà mai il suo paese”.
Dopo avere compiuto i suoi 3 anni in prigione, alla fine del 2002, il dott. Biscet è stato messo in libertà e gli hanno permesso di tornare alla propria casa.
Ma, appena un mese in seguito, quando era preparato per riunirsi con una delegazione di attivisti di diritti umani nella provincia di Matanzas, la polizia segreta lo ha fermato con molto dei delegati.
Dopo molti mesi in prigione, nel 2003, il dott. Biscet è stato recentemente accusato di attività pericolose per la sicurezza dello Stato.
(Legge 88 chiamata la legge Mordaza/cerotto). In questa occasione è stato condannato a 25 anni di prigione.
Il dott. Biscet compie questa condanna in condizioni inumane, lui i è punito in celle sigillate, in numerose occasioni è stato mantenuto in una cellula sotterranea durante mesi e lo hanno chiuso con prigionieri comuni. Si è mantenuto anche per lunghi periodi isolato senza occasione di visite del suo coniuge che, membro di Le Damas de Blanco, è stato premiata recentemente con
il Premio Sajarov 2005.
Firme nelle sue domande di giustizia fino alle quali a Cuba ottiene la sua libertà, il dott. Biscet si trova in buono stato di animo e spirito oltre ai maltrattamenti ai quali è sottoposto.
In una visita recente alla prigione da parte della sua madre, il dott. Biscet ha inviato un messaggio al suo coniuge Elsa, chiedendo che i suoi fratelli e sorelle cubani nell'isola ed in esilio di unirsi in orazione con la Comunità internazionale dalla libertà di tutti i prigionieri politici e con la libertà d'espressione a Cuba. Così espresso la sua gratitudine a tutti quelli che si sono preoccupati per il suo benessere, particolarmente i suoi colleghi della professione medica.
Il dott. Oscar Elías Biscet, ha offerto la sua vita donandola interamente alle sue attività pacifiche per i diritti umani e come difensore del valore della vita umana. La sua proposta al premio Principe delle Asturie del Concordia è in sé stessa una denunzia sul suo imprigionamento ingiusto poiché il suo solo crimine è stato di onorare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel suo proprio paese.

DOTT. OSCAR ELIAS BISCET GONZALEZ prigione composto dell'Est, edificio 2, primo piano, ala Sud separazione 15, Compagnie 2113 - L'Avana, Cuba

Coniuge del dott. Biscet: Elsa Morejon HernándezAcosta 464 et/8va e 9va, Lawton, Ciudad de la Habana, Cuba Telefono: 53.7.991774

fuente en español Biografía de Oscar Elias Biscet